Per iniziare questo colloquio ho scelto di non partire da una materia specifica, ma da una parola contemporanea che racchiude una profonda riflessione esistenziale: Sonder.
Il Sonder è la folgorante, improvvisa consapevolezza che ogni singola persona che incrociamo per strada sta vivendo una vita intensa, complessa e intricata come la nostra. È renderci conto che l’estraneo sul treno, il passante nella folla o l’automobilista accanto a noi al semaforo hanno un proprio bagaglio di passioni, segreti, traumi, routine quotidiane e relazioni di cui noi non sapremo mai assolutamente nulla.
Questo concetto scardina il nostro naturale egocentrismo. Ognuno di noi è abituato a pensarsi come il protagonista indiscusso della propria vita, tendendo a vedere gli altri come semplici comparse sullo sfondo, o come elementi decorativi del nostro scenario. Il Sonder ribalta completamente questa prospettiva: ci ricorda che noi siamo i protagonisti della nostra storia, ma siamo anche comparse – una sfocata figura di passaggio – nella storia di qualcun altro.
Ho voluto mettere questa idea al centro del mio esame perché la trovo una straordinaria chiave di lettura psicologica e sociale. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla polarizzazione, in cui spesso riduciamo gli altri a un’immagine o a un giudizio superficiale, il Sonder è un richiamo all’empatia. È la consapevolezza che dietro ogni volto anonimo si nasconde un intero universo interiore.
Nelle dinamiche umane, questo concetto oscilla sempre tra due poli: da un lato il senso di isolamento, la difficoltà di far comprendere agli altri la nostra complessità; dall’altro la bellezza della scoperta, il momento in cui riusciamo a superare il nostro guscio per incontrare davvero l’Altro. Ed è proprio esplorando questa tensione che si sviluppano i miei collegamenti.
Italiano

Questo concetto di complessità interiore e di come gli altri ci percepiscono si collega perfettamente a Luigi Pirandello e alla sua teoria delle maschere.
Se il Sonder è la consapevolezza che ognuno ha un universo dentro di sé, Pirandello ci mostra il lato tragico di questa realtà: l’impossibilità di comunicare davvero quell’universo agli altri. Secondo lo scrittore siciliano, l’uomo moderno è intrappolato in una forma. Noi pensiamo di essere “uno”, ma in realtà siamo “centomila”, perché ogni persona che incontriamo ci vede in modo diverso, proiettando su di noi la sua idea.
Finisce così che per sopravvivere in società dobbiamo indossare delle maschere, ruoli fissi che soffocano la nostra vera vita interiore.
Il legame profondo con il Sonder sta proprio qui: quando incrociamo lo sguardo di un estraneo nella folla, quello che vediamo non è la sua reale, complessa essenza interiore. Vediamo solo la maschera che la società, o noi stessi, gli abbiamo cucito addosso. Il dramma pirandelliano è la condanna a restare per sempre estranei, confinati ognuno nella propria solitudine, separati da maschere invisibili che rendono i nostri mondi interiori impenetrabili.”
Matematica

Questo parallelismo tra mondi interiori apparentemente distanti trova un’inaspettata e affascinante conferma anche nel linguaggio della matematica, in particolare nel Teorema di Lagrange.
La teoria del Sonder ci dice che, nonostante le nostre vite scorrano in parallelo e sembrino non toccarsi mai, due persone distinte e distanti vivono, in fondo, gli stessi problemi, le stesse emozioni e le stesse tappe esistenziali. Allo stesso modo, il Teorema di Lagrange stabilisce un legame di perfetta armonia e parallelismo tra il comportamento globale di una funzione e un suo singolo istante locale. Il teorema afferma che, data una funzione continua in un intervallo [a, b] e derivabile in (a, b), esiste almeno un punto interno c in cui la retta tangente alla curva ha esattamente la stessa pendenza della retta secante che passa per gli estremi A e B.
Se immaginiamo la retta passante per gli estremi come il cammino generale della vita – con le sue partenze e i suoi traguardi – la retta tangente rappresenta l’emozione o il problema vissuto in un preciso, singolo istante. Lagrange ci dimostra matematicamente che esiste sempre un momento in cui l’andamento istantaneo di un punto è in perfetto parallelismo con l’andamento globale. È la traduzione geometrica del Sonder: la certezza che, nel percorso della curva della vita, il mio istante e il tuo si muovono con la stessa identica inclinazione.
Storia

Questa tensione tra l’isolamento dell’Io e l’incontro con l’Altro trova una drammatica e potente manifestazione storica nella vita all’interno delle trincee durante la Prima Guerra Mondiale.
La Grande Guerra è stata il primo grande conflitto di massa, caratterizzato da una propaganda totalizzante che mirava a deumanizzare il nemico, riducendolo a un bersaglio astratto, privo di identità. Eppure, proprio nel fango e nell’orrore quotidiano della guerra di posizione, i soldati sperimentarono la forma più pura e dolorosa di Sonder.
A poche decine di metri di distanza, separati solo dalla ‘terra di nessuno’, i fanti potevano sentire i nemici piangere, tossire, parlare o intonare preghiere nella loro lingua. In quei momenti di silenzio tra i bombardamenti, avveniva una folgorante epifania: il fante scopriva che l’uomo nella trincea di fronte – il ‘nemico’ – stava vivendo la sua stessa identica vita, sospesa tra la paura della morte, la nostalgia di casa e la miseria del fango.
Il momento più emblematico di questo fenomeno fu la celebre Tregua di Natale del 1914. Quella notte, i soldati tedeschi, britannici e francesi scavalcarono spontaneamente i parapetti per stringersi la mano, scambiarsi sigarette e seppellire i morti insieme. Fu il trionfo del Sonder: la consapevolezza che dietro la divisa nemica non c’era un mostro, ma un uomo con una storia complessa e una dignità identica alla propria. Un riconoscimento dell’umanità altrui che la brutalità della guerra non era riuscita a spegnere.
Scienze

Se l’ideologia Sonder del ci invita a riflettere sulla complessità umana, la biologia molecolare di quinto anno ci dimostra che questa apparente separazione tra individui crolla di fronte all’universalità del codice genetico. Ogni essere umano, per quanto distante, è scritto con lo stesso identico alfabeto chimico.
Questa uniformità biologica è la base della tecnologia del DNA ricombinante, che utilizza i plasmidi. I plasmidi sono piccole molecole di DNA circolare extracromosomico, tipiche dei batteri, capaci di replicarsi in modo autonomo.
Nelle biotecnologie, un plasmide viene isolato e tagliato con enzimi di restrizione per inserire al suo interno un gene esogeno, ad esempio un gene umano. Grazie all’enzima DNA ligasi, il plasmide si richiude, diventando un vettore di clonaggio. Una volta reinserito nel batterio, questo leggerà il gene umano e produrrà la proteina corrispondente, come l’insulina.
Questo processo biologico è la traduzione scientifica del Sonder: dimostra che a livello molecolare non esistono barriere impenetrabili. Siamo storie e individui diversi, ma le nostre istruzioni fondamentali rispondono agli stessi identici meccanismi chimici.

